Blog

Chiama Adesso +39 095-55 23 64

Viaggiare in Autobus

Siracusa

Siracusa
In foto la Fonte aretusa

Posta sulla costa sud-orientale dell'isola, Siracusa possiede una storia millenaria: la sua fondazione avvenne intorno all'anno 734-733 a.C., ad opera dei Corinzi. Annoverata tra le più vaste metropoli dell'età classica, primeggiò per potenza e ricchezza con Atene, la quale tentò invano di assoggettarla. Numerose le personalità influenti accolte al suo interno, come Platone che giungendovi per ben tre volte, cercò di instaurarvi lo Stato ideale della Repubblica. Patria di artisti, filosofi e uomini di scienza, diede i natali, tra gli altri, al celebre Archimede. Fu conquistata dall'antica Roma nel 212 a.C. Cicerone nel I secolo a.C. la descriveva ancora come la «più grande e la più bella città greca». Nell'anno 61 vi sostò per tre giorni l'apostolo Paolo, mentre veniva condotto a Roma. Siracusa è altresì nota per essere la città natale di Santa Lucia, il cui martirio avvenne il 13 dicembre del 304. Importante centro dell'Impero bizantino, ne divenne la capitale durante il VI secolo. La conquista araba, avvenuta nell'anno 878, pose fine all'egemonia siracusana. Dopo il violento terremoto del 1693, il centro storico della città assunse lo stile barocco che tutt'oggi lo contraddistingue. In epoca moderna fu una delle tappe principali del Grand Tour europeo. Durante la Seconda guerra mondiale, nell'anno 1943, venne firmato a sud-ovest di Siracusa, in contrada Santa Teresa Longarini, l'armistizio che sanciva la cessazione delle ostilità tra il Regno d'Italia e le forze alleate degli anglo-americani; passato alla storia come l'armistizio di Cassibile. Caratterizzata da ingenti ricchezze storiche, architettoniche e paesaggistiche, la città di Siracusa è stata dichiarata dall'Unesco nel 2005, congiuntamente alla Necropoli Rupestre di Pantalica, patrimonio dell'umanità. Nel 2009 ha ospitato il forum del G8 sull'ambiente dal quale è scaturita la carta di Siracusa sulla biodiversità, adottata al G8 dell'Aquila.Nel 2015 Siracusa è stata selezionata dal progetto del Cnr, divenendo la prima città d'Italia ad assumere il titolo di smart city 2.0.

Quali luoghi si possono visitare a Siracusa?

Sono tanti i posti da vedere a Siracusa, perchè una città che offre molto dal punto di vista storico, architettonico e culturale.

Teatro Greco - Siracusa
Il Teatro Greco di Siracusa

Grandiosa testimonianza della Sicilia Antica, il Teatro Greco è il monumento più famoso di Siracusa, e il secondo teatro più grande dell’isola (dopo quello di Siracusa). Edificato dai greci (III secolo a. C.) che scelsero lo scenografico promontorio quale spettacolare ambientazione per le loro rappresentazioni drammatiche e musicali, il Teatro nel II secolo d. C fu modificato e ampliato dai romani che trasformarono la scena e l’orchestra in un’arena dove avevano luogo i combattimenti tra i gladiatori e gli spettacoli di caccia (venationes).Dall’alto della capiente cavea, la gradinata scavata nella roccia che seguendo la naturale concavità della collina, parte dal basso e sale fino alla sommità, si gode un magnifico panorama della costa calabra e della costa ionica siciliana con l’Etna sullo sfondo. Sospesa tra mare e cielo, questa meravigliosa opera architettonica dall’acustica perfetta, ospita da diversi anni oramai nella stagione estiva, concerti e manifestazioni culturali. La più importante è il Siracusa Arte, il festival internazionale delle arti, conosciuto e apprezzato per il suo ricco calendario di eventi musicali, teatrali, di danza e di cinema.

Fonte Aretusa

La fonte Aretusa è una sorta di stagno d'acqua dolce che sfruttando una vena sotterranea giunge fino a quel punto per poi gettarsi a mare. Per questa ragione crescono rigogliose le piente del papiro e vi nuotano di pesci. L'importanza di questo luogo risiede più che altro nella rievocazione del mito di Aretusa e Alfeo. La ninfa Aretusa venne vista dal dio fluviale Alfeo che se ne innamorò subito provando a possederla. Ma la ninfa fuggì e nel fuggire invocò l'aiuto di Artemide che la tramutò in fonte, appunto la fonte Aretusa. Alfeo che risiedeva il fiume della Grecia, per unirsi a lei decise di percorrere l'intero Mar Ionio e giungere dallo sbocco al mare della fonte per unire le due acque in un abbraccio eterno. Il mito è anche rappresentato da una scultura all'interno della fonte, nonché dai versi di Virgilio apposti in una lapide. È possibile visitare la fonte al termine della visita dell'aquarium (vedi sotto).

Isola di Ortigia

Isola di Ortigia costituisce la parte più antica della città di Siracusa. Il suo nome deriva dal greco antico “ortyx” che significa quaglia. È il cuore della città, la prima ad essere abitata nell’antichità, grazie alla sua posizione geografica e per la presenza di acque e sorgenti. Come l’intera Sicilia anche Ortigia è testimonianza dei secoli passati e delle popolazioni che si sono succedute. Il suo territorio narra di una storia antica che vide l’arrivo dei greci succeduti dai romani, dagli svevi, dagli aragonesi e dagli arabi. Storia dell’Isola di Ortigia È stata abitata fin dall’età del bronzo (dal 3500 al 1200 a.C.), data la presenza di capanne circolari appartenenti alla cultura di Thapsos. Quando arrivarono i greci la trovarono disabitata (molto probabilmente gli antichi abitanti l’avevano abbandonata per rifugiarsi nell’entroterra) e vi si stabilirono. Da quel momento Ortigia rivestì un ruolo politico e amministrativo di spicco che mantenne anche nei secoli a venire. Dal Medioevo fino all’800 è stata protetta da poderose mura e fungeva da piazza d’armi. Le mura vennero abbattute sul finire dell’800 e nella seconda metà del secolo successivo iniziò un lento e graduale abbandono del centro storico. Ciò ha permesso l’aumento della criminalità e del degrado combattute con una serie di progetti di riqualificazione. Questi progetti di riqualificazione hanno previsto, nel corso degli anni, l’istituzione di un Museo del Mare, la costruzione di un albergo a 5 stelle, la rivalutazione del lungomare e la riapertura dei due teatri, quello comunale e quello dedicato a Giovanni Verga. Oggi visitare Ortigia e come passeggiare per la storia e ammirarne i suoi fasti, perdersi tra i suoi piccoli quartieri, che svelano meraviglie, è incantevole. I quartieri più famosi dell’isola sono: Bottari, Cannamela, Castello, Duomo, Gancia, Giudecca, Graziella, Maestranza e Marina.

Castello di Maniace

Il Castello Maniace è situato nella parte meridionale dell’isola e fu costruito al tempo degli svedesi per volere di Federico II nella prima metà del XIII secolo. Questo castello fu utilizzato sia come residenza che come struttura difensiva. Nel ‘500 subì alcune modifiche da parte dei nuovi abitanti, gli spagnoli, che lo fortificarono come stavano facendo con l’intera città. Durante il violentissimo terremoto del 1693 subì alcuni danni. Oggi resta solo una torre delle quattro che esistevano ad ogni angolo del castello di pianta quadrata. Il tempio di Apollo si trova nella parte settentrionale dell’isola di Ortigia ed è considerato il tempio più antico dell’intera Sicilia. Fu edificato nel VI secolo a. C. Nel corso del tempo ha subito varie modifiche diventando chiesa, moschea e ancora chiesa, a seconda della religione dei dominatori. Sotto il dominio degli aragonesi fu trasformato in una caserma.

Siracusa
Una strada di Ortigia

Duomo

Continuando nella nostra passeggiata troviamo il Duomo che è stato costruito nel V secolo a. C. come Tempio di Athena. In seguito fu modificato e trasformato in una basilica cristiana. Le modifiche che ha subito, nel corso del tempo, sono state molteplici. Durante l’epoca normanna fu modificata la navata centrale, dopo il terremoto del 1693 fu ricostruita l’intera facciata in stile barocco e durante il quattrocento fu disposto il nuovo pavimento policromo. L’interno del Duomo si presenta diviso in tre navate e sul finire di quella destra si trovano 4 cappelle: quella del Battistero, quella di Santa Lucia, quella del Sacramento e quella del Crocefisso. All’interno di queste cappelle sono conservate diverse opere d’arte. In fondo alla navata di sinistra si trova una meravigliosa abside bizantina dove è stata collocata la statua della Madonna della Neve. Nella parte sud occidentale dell’isola si trova la Fonte Aretusa. Questo posto è circondato da un’affascinante leggenda che narra della ninfa Aretusa in fuga da Alfeo, pazzamente innamorato di lei. La ninfa chiese aiuto ad Artemide che per salvarla la trasformò in una fonte. Da questo incantevole posto, nelle vicinanze del mare, si può ammirare anche un bellissimo paesaggio che arriva fino ai Monti Iblei. Nei pressi del Duomo si trova il Palazzo Arcivescovile costruito nel XVII secolo per volontà del vescovo Torres. Attualmente al suo interno si trova la Biblioteca Arcivescovile Alagonia del 1780. In circa un chilometro quadrato sono contenute diverse meraviglie che l’uomo ha costruito e che la storia ha portato fino ai giorni nostri.

Fiume Ciane

La riserva naturale orientata Fiume Ciane e Saline di Siracusa è una riserva naturale regionale della Sicilia che comprende il corso del fiume Ciane e la zona umida delle Saline alla periferia della città di Siracusa[1]. La riserva è gestita dalla omonima provincia. La riserva è stata istituita con decreto dell'assessorato Territorio Ambiente della Regione Siciliana nel 1984, ed è orientata alla salvaguardia del papiro lungo il corso del fiume Ciane ed alla conservazione dell'ambiente delle "Saline".La riserva è caratterizzata da una florida vegetazione ripariale con specie quali il papiro (Cyperus papyrus), la cannuccia di palude (Phragmites australis) e il giaggiolo acquatico (Iris pseudacorus). Fauna. Il sito richiama una interessante avifauna che comprende, tra gli altri, il cavaliere d'Italia. All'interno della riserva è presente un sentiero ciclopedonale ad anello di circa 12 km



Scritto in data: 06/11/2017 13:14:12 - Commenti: 0 - Aggiungi un commento

Caltagirone

caltagirone
Foto delle tipiche ceramiche di Caltagirone.

Caltagirone sorge a 611 metri su una cima dei Monti Erei. Nel 1542 un terremoto sconvolse buona parte della città, ma fu quello dell' 11 gennaio 1693 a produrre gravissimi danni all'abitato che ebbe distrutti molti edifici, chiese sontuose e magnifiche opere d'arte di cui si era adornata nei secoli precedenti. Insieme con Militello in Val di Catania, Catania, Noto, Palazzolo Acreide, Ragusa, Modica e Scicli è tra le città Barocche del Val di Noto che sono state dichiarate nel giugno del 2002 “Patrimonio dell’Umanità” e inserite nella lista Unesco di protezione del patrimonio mondiale. 

Cosa cè di particolare a Caltagirone?

Una tradizione millenaria, profondamente legata alla storia di Caltagirone, è la lavorazione della Ceramica, che ha sempre alimentato in questa città generazioni di artigiani ed artisti i quali hanno interpretato in modo originale la capacità della ceramica di creare forme e colori, strumento duttile per dare corpo alla fantasia creativa. La  Ceramica e l'Architettura di cui costituiscono significativi esempi la facciata della chiesadi S.Pietro, il balcone Ventimiglia, l'ingresso del Museo della Ceramica e, in tempi più recenti, la scalinata di Santa Maria del Monte ed il Cimitero Monumentale, opera architettonica neogotica che spita al suo interno eleganti cappelle gentilizie rivestite in terracotta (prevalentemente realizzate dalla fabbrica Velia alla quale si devono anche alcune ville Liberty che l'aristocrazia locale ha costruito intorno la città). Ciò che caratterizza ancora oggi la ceramica calatina è la decorazione applicata a ricchi di fantasia, estrosi ed eleganti, funzionali all'uso domestico. Candelieri, vasi, lucerne, calamai, formelle per dolci, sono solo alcuni esempi di come si sia sbizzarrita la capacità creativadegli artigiani di Caltagirone. Nelle loro cento e più botteghe l'argilla viene plasmata anche per la creazione di eleganti sculture che rappresentano personaggi e scene della vita quotidiana. Queste stesse figurine, ambientate in scenari scabri erocciosi, tipici della campagna siciliana, animano la rappresentazione della Natività di Gesù.

Teatro Greco - caltagirone
La scalinata illuminata

Scala di Santa Maria del Monte

Fino al XVI secolo l’abitato di Caltagirone si sviluppava sulle falde di tre colline, sulla più alta delle quali si trovava l’agglomerato più antico sorto attorno al castello arabo-svevo e delimitato ad oriente dalla “Porta dei greci” e ad occidente dalle mura del Convento di San Bonaventura. Anche allora il suo panorama si stagliava verso il cielo, disteso ad anfiteatro come un gigantesco ventaglio, mentre dal suo movimentato profilo svettavano cupole e campanili maiolicati innalzanti dalla religiosità popolare. L’espandersi urbanistico, proiettato obbligatoriamente a valle, pose il problema di collegare funzionalmente la città vecchia – il centro religioso attorno alla Chiesa Madre – con quella nuova, ove dal 1483 era stata trasferita la Casa Senatoria, centro del potere civile e politico, e nelle cui piazze adiacenti fervevano le attività economiche di rinomati artigiani cannatari e cordai. Il vecchio sogno di “una strata” si realizzava nel 1606, operando un vasto taglio fra le casupole esistenti lungo la scarpata meridionale del colle. Vi lavorarono abili maestranze, sotto le direttive di Giandomenico Gagini, figlio di Antonuzzo e pronipote del noto scultore Antonello, che avevano arricchito le chiese della città di mirabili opere d’arte. La nuova arteria fu sistemata a gradinate intercalate da piazzette con la sovraintendenza del capomastro del regno Giuseppe Giacalone, appositamente giunto da Palermo per ordine del vicerè Duca di Feria. La “strata nova”, in diverse rampe per complessivi 150 gradini, richiese oltre dieci anni di continuo lavoro e costò più di 20 mila scudi all’erario comunale. Era “…larga 4 canne con i gradini fatti di pietra arenaria forte con listello, distanti fra loro 10 palmi, e le pedate di essi in mattoni sistemati a coltello entro catene pure di pietra forte….” Nel 1844 le varie rampe furono unificate su progetto dell’arch. Salvatore Marino e si ottenne così una grandiosa scala rettilinea, meno inclinata della precedente, con i gradini diminuiti nel numero ma più ravvicinati per la notevole riduzione delle originarie pedate. Nel 1956 la vetusta scalinata aggiunse alla sua grandiosità e bellezza un’altra attrattiva: in ogni alzata fu collocato un rivestimento in maiolica policroma riproducente motivi usati dai maiolicari siciliani dal X al XX secolo, raccolti ed adattati per la particolare destinazione dal prof. Antonino Ragona. L’avvicendarsi cronologico ed in senso ascensionale dei motivi decorativi, dopo il prologo-invito affidato ai primi due scalini, fa idealmente scomporre la scalinata in dieci settori, uno per ogni secolo a partire dal X, ciascuno costituito da quattordici gradini, che in un’alternanza di elementi geometrici, figurativi e floreali, rappresentano in successione, esempi di stile arabo, normanno, svevo, angioino-aragonese, chiaramontano, spagnolo, rinascimentale, barocco, settecentesco, ottocentesco e contemporaneo. La Scala di S. Maria del Monte, detta anche Scala di S. Giacomo, oggi si eleva fra due fitte schiere di case con una continuità di ben 142 gradini che le consentono di superare un dislivello di circa 45 metri. Ha una larghezza media di metri 8,40 e sviluppa una lunghezza di circa 130 metri. Vecchia di quasi quattro secoli, rivoluzionario ed affascinante intervento di macrourbanistica, la Scala è anche ordinato museo e splendido testo di storia dell’arte da percorrere con sguardo attento e… lento pede. 

Caltagirone
Particolare della Scalinata

La Chiesa di Santa Maria del Monte

La Chiesa di Santa Maria del Monte, più volte danneggiata e riedificata, si trova in cima alla famosa Scala. E’ nata come Chiesa della Matrice prima dell’erezione della Chiesa di San Giuliano come Cattedrale. La volta della navata centrale è decorata con affreschi realizzati nella prima metà dell’Ottocento dai fratelli Vaccaro. La chiesa Santa Maria del Monte è particolarmente cara ai cittadini di Caltagirone perché in essa è custodita la Sacra Immagine della Madonna di Condomini che giunse a Caltagirone nella prima metà del 1200 ed è dipinta da ambedue i lati: da una parte l’immagine bizantina della Condomini e dall’altra il Cristo morto che si erge dal sepolcro. Durante tutto il mese di maggio la chiesa è meta di fedeli e pellegrini che rendono culto alla Madonna che dal 1644 viene invocata come compatrona insieme a San Giacomo.



Scritto in data: 06/11/2017 13:14:12 - Commenti: 0 - Aggiungi un commento

Taormina

Taormina
Foto della piazza IX Aprile di Taormina, e uno scorcio del corso Umberto I.

Taormina è un comune di 11.000, e uno dei centri turistici internazionali di maggiore rilievo della regione siciliana, conosciuta per il suo paesaggio naturale, le bellezze marine e i suoi monumenti storici ed è stata un'importante meta del Grand Tour. Taormina è stata una delle principali destinazioni turistiche dal XIX secolo in Europa. Durante il ventesimo secolo la città divenne una colonia di espatriati artisti, scrittori, e intellettuali; ad esempio Albert Stopford, con il suo famoso giardino edoardiano, e D.H. Lawrence. Trent'anni più tardi, da aprile 1950 a settembre 1951, la stessa villa era l'abitazione di Truman Capote, che scrisse del suo soggiorno nel saggio Fontana Vecchia. Inoltre Tennessee Williams, Jean Cocteau e Jean Marais hanno visitato il luogo. Charles Webster Leadbeater; Jiddu Krishnamurti venne ad abitare qui, definendo Taormina come un luogo ideale per sviluppare i suoi talenti. Halldór Laxness, l'autore islandese e vincitore del premio Nobel, ha lavorato qui sul primo romanzo islandese moderno, Vefarinn Mikli FRA Kašmir.

Quali luoghi si possono visitare a Taormina?

Taormina è una città rivierasca situata nella Città metropolitana di Messina, in Sicilia, il suo territorio affaccia sul Mar Ionio e si estende lungo la costa che va da Capo Sant’Andrea a Capo Taormina, dove si trovano spiagge di rilevante importanza turistica come Mazzarò, Lido di Taormina ed Isola Bella, e splendidi antichi monumenti.

Teatro Greco - Taormina
Il Teatro Greco di Taormina

Grandiosa testimonianza della Sicilia Antica, il Teatro Greco è il monumento più famoso di Taormina, e il secondo teatro più grande dell’isola (dopo quello di Siracusa). Edificato dai greci (III secolo a. C.) che scelsero lo scenografico promontorio quale spettacolare ambientazione per le loro rappresentazioni drammatiche e musicali, il Teatro nel II secolo d. C fu modificato e ampliato dai romani che trasformarono la scena e l’orchestra in un’arena dove avevano luogo i combattimenti tra i gladiatori e gli spettacoli di caccia (venationes).Dall’alto della capiente cavea, la gradinata scavata nella roccia che seguendo la naturale concavità della collina, parte dal basso e sale fino alla sommità, si gode un magnifico panorama della costa calabra e della costa ionica siciliana con l’Etna sullo sfondo. Sospesa tra mare e cielo, questa meravigliosa opera architettonica dall’acustica perfetta, ospita da diversi anni oramai nella stagione estiva, concerti e manifestazioni culturali. La più importante è il Taormina Arte, il festival internazionale delle arti, conosciuto e apprezzato per il suo ricco calendario di eventi musicali, teatrali, di danza e di cinema.

Palazzo Corvaja Villa Comunale di Taormina

Ricca di bellezze floreali ed arboree, la Villa comunale è una piacevole oasi di tranquillità nel centro cittadino. I bellissimi giardini pubblici intitolati al duca di Cesaró, erano in origine un parco privato nato per volontà di Lady Florence Trevelyan Cacciola, la nobildonna scozzese che visse a Taormina dal 1884 e ne sposò l’allora primo cittadino. Realizzato come un tipico giardino all’inglese, il parco fu riempito di una grande varietà di fiori e piante provenienti da tutto il mondo ma anche di singolari edifici dal gusto esotico utilizzati da Lady Florence, appassionata ornitologa, per osservare gli uccelli. La costruzione più caratteristica è la cosiddetta “The Beehives”, fantasioso padiglione che ricorda, come dice il nome, un alveare.  Ideali per passeggiare e godersi il fresco, i giardini della Villa comunale offrono anche un meraviglioso panorama sull’Etna e la costa.

Palazzo Corvaja

Diversi stili architettonici, segno delle diverse dominazioni succedutesi nel corso dei secoli, caratterizzano il Palazzo Corvaja, splendida villa gentilizia che si trova nel centro di Taormina, nella piazza che un tempo era l’antico foro romano e prima ancora l’agorà  della greca Tauromenion. Il nucleo originario del Palazzo era la torre cubica realizzata dagli arabi per scopi militari tra il 902 e il 1079 alla quale vennero aggiunte poi, l’ala laterale sinistra e la scala che dal pittoresco cortile porta al primo piano (XIII secolo), e agli inizi del XV secolo, l’ala laterale destra destinata ad ospitare le assemblee del Parlamento siciliano. Di fattura araba sono le merlature della torre, di stile gotico- catalano sono le finestre bifore che si aprono sull’austera facciata, e il portale d’ingresso, normanna è invece la sala quattrocentesca in cui si riuniva il Parlamento. Residenza della nobile famiglia dei Corvaja dal 1538 al 1945, in seguito il Palazzo subì un lungo periodo di degrado e abbandono. Restaurato per volontà del Comune, il bel complesso oggi è sede dell’Azienda Autonoma di Soggiorno e Turismo e ospita nei saloni al primo piano un interessante museo di arti e tradizioni popolari siciliane.

Corso Umberto I

Il Corso Umberto I è la via principale di Taormina. Delimitato a nord da Porta Messina e a sud da Porta Catania, l’antico asse viario d’epoca greco-romana attraversa il centro storico della bella cittadina siciliana. Caratterizzata dal susseguirsi di botteghe, negozi di moda e di souvenir, gastronomie e caffè, oggi la stretta via intitolata al re d’Italia Umberto I di Savoia, è una vivace passeggiata pedonale dove ogni giorno vi transitano migliaia di visitatori provenienti da tutto il mondo. Oltre ad essere un’elegante via dello shopping, il Corso è ricco di testimonianze architettoniche ed artistiche di epoche diverse. Numerose sono le pittoresche stradine che si aprono qua e là ai suoi lati, nelle quali ci si può all’occorrenza, “rifugiare” dalla ressa; tre sono le piazze che si affacciano sul percorso (Piazza IX Aprile, Piazza Duomo e Piazza Vittorio Emanuele) nelle quali perdersi, tra splendidi panorami, chiese medievale e resti di antichità.

Isola Bella - Taormina
Isola Bella

Un isolotto grande circa 1 kmq, ricco di rigogliosa vegetazione unito alla terraferma da una sottile striscia di sabbia, che nel tratto centrale, il succedersi delle maree, fa affiorare o lascia coperta dalle acque cristalline della baia. Questa suggestiva propaggine di terra, situata nell’incantevole insenatura dopo il promontorio di Sant’Andrea, a sud di Taormina, è l’Isola Bella. Riserva naturale dal 1998, la bella “perla del Mediterraneo”, decantata da Goethe, Byron, Dillon e tanti altri, si articola in piccoli terrazzamenti collegati da scalette e camminamenti, immersi nel verde di una fitta macchia mediterranea e affascinanti arbusti esotici. Donata da Ferdinando I di Borbone al Comune di Taormina nel 1806, l’isola dopo esser stata per lungo tempo oggetto di acquisto da parte di privati, nel 1984 è stata dichiarata bene di rilevante interesse storico-artistico e, finalmente, nel 1990 la Regione Sicilia è riuscita a tornarne in possesso acquistandola.

Corso Umberto I

Il Corso Umberto I è la via principale di Taormina. Delimitato a nord da Porta Messina e a sud da Porta Catania, l’antico asse viario d’epoca greco-romana attraversa il centro storico della bella cittadina siciliana. Caratterizzata dal susseguirsi di botteghe, negozi di moda e di souvenir, gastronomie e caffè, oggi la stretta via intitolata al re d’Italia Umberto I di Savoia, è una vivace passeggiata pedonale dove ogni giorno vi transitano migliaia di visitatori provenienti da tutto il mondo. Oltre ad essere un’elegante via dello shopping, il Corso è ricco di testimonianze architettoniche ed artistiche di epoche diverse. Numerose sono le pittoresche stradine che si aprono qua e là ai suoi lati, nelle quali ci si può all’occorrenza, “rifugiare” dalla ressa; tre sono le piazze che si affacciano sul percorso (Piazza IX Aprile, Piazza Duomo e Piazza Vittorio Emanuele) nelle quali perdersi, tra splendidi panorami, chiese medievale e resti di antichità.



Scritto in data: 04/10/2017 13:14:12 - Commenti: 20 - Aggiungi un commento - Leggi i commenti

Cefalu'

Cefalù
Foto della spiaggia di Cefalù, ai piedi del suo caratteristico promontorio.

Situata in provincia di Palermo (50 km) si trova una splendida città siciliana: Cefalù. Cefalù è una città molto antica e pare addirittura che sia stata fondata mille anni prima della nascita di Cristo; le prime colonie sarebbero state create dai Greci che vi sbarcarono nel V secolo a.C. chiamando questa località Kephaloidion (da kefalè, testa). Diviene Cephaloedium, a metà del III secolo, per via della conquista romana. Poi fu la volta degli arabi che la ribattezzarono Gafludi per poi tornare al nome latino con l'arrivo dei Normanni (XI sec.). A seguito di numerose lotte feudatarie (XV secolo) la città riuscì ad emergere nell'ambito del commercio ed a diventare una meta turistica molto gettonata, infine diviene comune a seguito dell'unità d'Italia.

Perchè scegliere una vacanza a Cefalù?

Perché è una città ricca di arte e di cultura, con tantissimi luoghi da visitare:

Duomo di Cefalù
Duomo di Cefalù

Costruito da Ruggero II che qui fu sepolto con sua moglie (oggi le spoglie si trovano a Palermo). Alle sue spalle, su di una rocca, si trova il Tempio di Diana che fu edificato nel V secolo avanti Cristo. Nei pressi è possibile fare una passeggiata sul promontorio, dove si trovano i ruderi della Torre di avvistamento, che ha salutato l'arrivo delle nuove culture ma anche degli invasori e da cui possiamo ammirare lo spettacolo del mare Tirreno che bagna Cefalù. Dall'alto di questo maestoso promontorio scorgiamo anche una Cinta Muraria Megalitica.

Teatro Comunale Cicero

nel teatro comunale Cicero, le decorazioni del sono state affidate al pittore Rosario Spagnolo , il quale realizza l’ovale del soffitto, raffigurante l’allegoria delle arti, con le muse della commedia “Talia” il cui nome deriva dal greco “thallein”, fiorire, della danza “Tersicore” e della musica “Euterpe”. Con il regista Giuseppe Tornatore, il teatro diviene set cinematografico e gira il mondo con il film “Nuovo Cinema Paradiso”, premiato con la famosa statuetta. Da quella data si arriva alla consegna del teatro così come oggi possiamo vederlo, nuovo, al passo con i tempi, moderno, ma che nelle pieghe dei tendaggi porta sempre la voce, l’attesa, il sorriso e le lacrime di quanti hanno vissuto le pagine più importanti della loro vita seduti ad applaudire sulle poltroncine di legno della cavea e delle loggette di quello che fu, e per sempre sarà, il teatro della gente di Cefalù.

Lavatoio medievale

ancora intatto, proietta il visitatore in un passato in cui sembrano riecheggiare le grida ed i canti delle lavandaie siciliane affaccendate nel rituale quotidiano del lavaggio dei panni. Sembra quasi di vederle all’opera all’interno del lavatoio mentre strofinano nelle scanalature delle vasche i grandi lenzuoli di lino bianchi. Un luogo pregno di storia, arte e cultura locale in cui si evidenzia da un punto di vista architettonico una forte influenza araba come suggerisce il grande arco ad ogiva che sovrasta l’area coperta.Il lavatoio pubblico conosciuto come “lavatoio medievale” si trova in via Vittorio Emanuele presso il palazzo tardo rinascimentale Martino. Si accede attraverso una scalinata in pietra lavica detta “a lumachella” che porta ad uno spazio parzialmente coperto in cui trovano posto una serie di vasche in cui l’acqua convogliata del fiume Cefalino, sgorga attraverso ventidue bocche di ghisa di cui la maggior parte rappresentate da teste leonine. Esempio di ingegneria idraulica medievale mostra la semplice ma ingegnosa tecnica di convoglio delle acque reflue che veicolate attraverso un piccolo antro sfociano direttamente a mare. Una curiosa scritta posta sul lato destro dell’ingresso riporta il visitatore ad un’antica leggenda. E’ scritto: “Qui scorre Cefalino, più salubre di qualunque altro fiume, più puro dell’argento, più freddo della neve”. La leggenda narra che Cefalino fu generato dalle lacrime incessanti di una ninfa pentita di aver punito con la morte, il tradimento del suo amato. I lavori di restauro completati nel 1991 hanno valorizzato ulteriormente il sito offrendo al visitatore un magnifico esempio di spaccato di vita medievale siciliana, una visita da non perdere assolutamente.

La Chiesa di San Leonardo

è l'unico museo della città di Cefalù. La fondazione si deve al barone Enrico Piraino di Mandralisca, che raccolse, nella sua pur breve vita (1809-1864), numerosi oggetti d'arte mettendoli nella sua abitazione, dove tuttora si trovano. Nella sede si conserva anche l'archivio del museo e della fondazione, sulla base del quale è possibile ricostruire in modo dettagliato la storia dell'istituzione, è un museo interdisciplinare, comprendente pezzi archeologici, la pinacoteca, una raccolta malacologica, il monetario e persino mobili e altri oggetti di pregio. Conta una media di circa ventimila visitatori l'anno. La biblioteca della fondazione è allocata negli stessi locali del museo e, nei suoi servizi, s'intreccia con quelli di quest'ultimo. La biblioteca, destinata ad uso pubblico dal suo fondatore, sostituisce oggi una biblioteca pubblica cittadina. Giuridicamente si tratta di un "museo appartenente a soggetto privato" e di una "biblioteca di ente morale di diritto privato": pertanto entrambi sono sottoposti a vincoli e vigilati dalla pubblica amministrazione competente.

Museo Mandralisca
Il museo Mandralisca

ancora intatto, proietta il visitatore in un passato in cui sembrano riecheggiare le grida ed i canti delle lavandaie siciliane affaccendate nel rituale quotidiano del lavaggio dei panni. Sembra quasi di vederle all’opera all’interno del lavatoio mentre strofinano nelle scanalature delle vasche i grandi lenzuoli di lino bianchi. Un luogo pregno di storia, arte e cultura locale in cui si evidenzia da un punto di vista architettonico una forte influenza araba come suggerisce il grande arco ad ogiva che sovrasta l’area coperta.Il lavatoio pubblico conosciuto come “lavatoio medievale” si trova in via Vittorio Emanuele presso il palazzo tardo rinascimentale Martino. Si accede attraverso una scalinata in pietra lavica detta “a lumachella” che porta ad uno spazio parzialmente coperto in cui trovano posto una serie di vasche in cui l’acqua convogliata del fiume Cefalino, sgorga attraverso ventidue bocche di ghisa di cui la maggior parte rappresentate da teste leonine. Esempio di ingegneria idraulica medievale mostra la semplice ma ingegnosa tecnica di convoglio delle acque reflue che veicolate attraverso un piccolo antro sfociano direttamente a mare. Una curiosa scritta posta sul lato destro dell’ingresso riporta il visitatore ad un’antica leggenda. E’ scritto: “Qui scorre Cefalino, più salubre di qualunque altro fiume, più puro dell’argento, più freddo della neve”. La leggenda narra che Cefalino fu generato dalle lacrime incessanti di una ninfa pentita di aver punito con la morte, il tradimento del suo amato. I lavori di restauro completati nel 1991 hanno valorizzato ulteriormente il sito offrendo al visitatore un magnifico esempio di spaccato di vita medievale siciliana, una visita da non perdere assolutamente.

Palazzo Maria

che fu la Domus Regia del Re Ruggero II (1139) di origini duecentesche, che sicuramente doveva essere la sede dell'antico Palazzo Comunale, subì diverse modifiche nel corso del tempo. Passò in proprietà della famiglia Maria, dei baroni di Alburquia, che si era stabilita a Cefalù intorno al 1599. Nei primi anni dell'Ottocento fu soprelevato di un piano. Fu in seguito adibito a convitto maschile ed oggi è utilizzato come abitazioni private. La facciata presentava in origine il piano nobile articolato dalla scansione delle bifore e il piano terra con la trasformazione a botteghe attuata nel Cinquecento. L'origine medievale è attestata dall'elegante portale ogivale in conci squadrati e cordoli concentrici sorretti da due leoni. Su un prospetto laterale si apre una finestra ogivale, con ghiera decorata a fogliame con una resa che richiama le decorazioni catalane; la finestra è inserita in un grande arco in conci di tufo squadrati, solo in parte leggibile, sopra la cui chiave di volta si trova a coronamento un fregio a fogliame sovrapposto, di forte vibrazione plastica.
Per chi volesse visitare anche i dintorni di Cefalù suggeriamo una gita al santuario di Gibilmanna (15 km dalla città), al castello Ortolani di Bordonaro nella zona degli ulivi di Settefrati ed alla chiesetta di San Biagio, nell'omonima contrada, in cui possiamo ammirare degli affreschi risalenti al XIII secolo.

Ovviamente, non possiamo escludere le meravigliose Spiaggie di Cefalù: Salinelle, Capo Playa, Finale di Pollina, Il Lungomare Caldura, Mazzaforno, Sant’Ambrogio. Una località davvero suggestiva, quella di Cefalù che vi lascerà senza parole e vi colpirà con il suo fascino antico di città remota, ricca di cultura e trazioni.



Scritto in data: 03/09/2017 20:32:54 - Commenti: 0 - Aggiungi un commento

Pagina: [1]


Scegli la Lingua

English German French Russian Maltese Espanol Portuguese Chinese Japanese Arabic Korean Turkish Polish Ukrainian Romanian Serbian Greek Hungarian Swedish Bulgarian Finnish